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Bentivogli: «Robot in fabbrica? L’uomo creativo è insostituibile»

Il Trentino / di Matteo Cassol

«Ha fatto saltare molti più posti di lavoro Bill Gates di quanti mai potranno toglierne i robot»: parola di Marco Bentivogli, segretario generale Fim-Cisl, relatore inserito proprio in quota “robot e futuro del lavoro” nel programma del festival “Informatici senza frontiere”, in programma a Rovereto da venerdì 12 a domenica 14.Bentivogli, lei si occupa sia di lavoratori che di robot utilizzati nelle industrie. I primi verranno rimpiazzati dai secondi?«Un grafico del World Economic Forum – spiega il segretario generale Fim-Cisl – evidenziava che dal 2015 in poi il costo orario di un robot sarebbe diventato inferiore a quello di un lavoratore. Una grossolana approssimazione che non teneva conto dei costi di un robot cooperativo di ultima generazione. Si fa sempre più ricorso allo spauracchio dei robot per spaventare i lavoratori, ma la verità è che già la Fiat Ritmo nel 1978 a Cassino era prodotta in uno stabilimento completamente robotizzato e automatizzato. I robot non sono una novità. La novità sarà interfacciare i lavoratori con le tecnologie 4.0. Ma i robot non toglieranno il lavoro, semmai offriranno nuove opportunità».

Che alcune mansioni siano state affidate ai robot è però un fatto. E tutto lascia prevedere un impiego sempre maggiore. Che dire della proposta di Bill Gates di tassare i robot che tolgono il lavoro agli umani?«È una fesseria. In primis perché di scarsa praticabilità, poi perché bisogna incentivare l’innovazione, non tassarla. È una follia che arriva dalla California della new economy, dove gente che ha fatto i miliardi con la tecnologia ora prova a recuperare spazi di umanità attraverso questa e altre idee strampalate come il reddito di cittadinanza al 90% della popolazione, proposta insostenibile ed eticamente mostruosa che prevede la quasi totalità delle persone in panchina. La verità è che non sono stati i robot, ma i pacchetti di software Microsoft Office di Bill Gates, a bruciare milioni di posti di lavoro, in quel caso impiegatizio. Le innovazioni tecnologiche rendono obsolete alcune mansioni, ma poi se ne creano altre legate alle tecnologie stesse. Il punto è impegnarsi per ridurre al minimo il lasso di tempo tra la perdita di una figura professionale e la creazione di un’altra. Gli esseri umani, in virtù della loro carica di umanità, di creatività e di operatività fuori dagli schemi, saranno sempre insostituibili. La sfida è aperta».

A rischio paiono i lavoratori meno legati alla creatività (operai e alcune categorie di impiegati). Come ci si dovrebbe muovere sotto questo punto di vista?«Il tema è la capacità di riqualificare professionalmente, fondamentale nelle aziende che scommettono sul futuro e sulle persone già al lavoro. Esistono già dei progetti per preparare gli over 55 a mansioni a maggiore utilizzo cognitivo, valorizzando al contempo l’esperienza. Non bisogna ostacolare il cambiamento, ma orientarlo verso la persona. Dobbiamo entrare in un’ottica di apprendimento lungo tutta la vita lavorativa. Come metalmeccanici abbiamo ottenuto nel contratto nazionale il diritto soggettivo alla formazione: accanto alla paga è fondamentale che l’azienda dia una formazione. L’azienda che non lo fa produce esternalità negative e andrebbe tassata come chi produce anidride carbonica».Che dire dei giovani?«Ai giovani va dato lavoro. Non sussidi. Si stima che il 65% dei bambini che oggi sono alle elementari faranno lavori di cui non conosciamo neanche il nome. Abbiamo un sistema educativo sufficientemente evoluto per prepararli? La formazione uguale per tutti non funziona. Di certo la via non è quella di diminuire l’alternanza studio-lavoro, ma di aumentarla. Dove questa alternanza funziona, come in Germania, la disoccupazione giovanile – conclude Bentivogli – è bassissima».