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L’informatica? Senza frontiere

Corriere Buone Notizie / di Enzo Riboni

L’informatica e le nuove tecnologie possono escludere, emarginare chi non possiede le competenze necessarie. E i primi a essere tagliati fuori sono i più deboli, chi vive in povertà, in situazioni di emarginazione sociale o in difficili contesti geografico-ambientali.

C’è chi però ha pensato che questo dato di fatto possa essere ribaltato, utilizzando le tecnologie proprio a sostegno degli esclusi e di chi è condizionato da disabilità. È con questa spinta che, nel 2005, un gruppo di manager italiani del settore It ha costituito «Isf-Informatici senza frontiere», una onlus che, da quella data, ha allargato la sua strada arrivando oggi a contare più di 300 membri e dieci sezioni regionali. Tredici anni fa è partita con un piano di informatizzazione di un piccolo ospedale rurale in Uganda, poi i suoi progetti si sono moltiplicati: applicazioni per migliorare le condizioni di vita di chi soffre per disabilità o malattie; corsi gratuiti di informatica nelle comunità, centri di accoglienza, circoli di anziani e carceri; miglioramento della qualità di vita nei Paesi in via di sviluppo e delle categorie sociali più deboli nei paesi sviluppati.

Così, per far conoscere ai più i contenuti dell’informatica sociale, dal 12 al 14 ottobre a Rovereto, Isf lancerà il «Festival di Informatici senza frontiere» in collaborazione con DedaGroup e il Comune di Rovereto e in partnership con «Buone Notizie». Affronterà temi quali la «Computer ethic», l’inclusione informatica nelle periferie, il futuro della robotica e dell’impresa 4.0, l’innovazione per lo sviluppo dei paesi africani, la differenza di genere. Nei trenta incontri della tre giorni interverranno esperti di aree diverse, tra i quali il presidente di fondazione Fbk Francesco Profumo, Vittorino Andreoli, don Antonio Mazzi, l’inventore del microchip Federico Faggin e il segretario della Fim Cisl Marco Bentivogli.